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I’m having so much fun (that I don’t want to die)

 

scritto il 9 marzo 2016. pubblicato oggi, a distanza di un anno.


L’ho sentito dire di recente da qualcuno, che non biasimo. Specifico: sono cosciente che questa nostra esistenza non è che un granello all’interno di un grosso processo ciclico che è la vita del Pianeta (e non obiettate con la scusa che se n’è appena scoperto un altro). Il motivo per cui mi sono rispecchiata in questa frase è che mi sto davvero divertendo. E quando sono felice, grazie al cielo spesso, lo sono al punto di piangere.

La luce del sole che prepotentemente vince su una coltre di nubi; le stranezze della gente: un bambino che, preoccupato per essersi fatto la pipì addosso, viene rassicurato dalla risata con cui i genitori reagiscono; l’oste di una brasserie che, con un grembiule teso sul suo pancione da babbo natale, serve bicchieroni di birra in una terrasse di Parigi; un ragazzo dall’aria malandata, che scopro avere 38 anni e penso che allora in realtà li porta bene, che con una chitarra e una voce tremolante fa arrivare “I wish you were here” nelle strade di una città che non sa cantare; una birra ghiacciata, una bottiglia di vino calabrese, ‘nduja e ricotta di bufala; il messaggio di amici che, nonostante le distanze, ti ricordano che non sono mai stati tanto vicini; un bacio sulla fronte; l’aria nei capelli. Tutto in meno di 24h.

Sono convinta ci siano ricettori di felicità all’interno dei nostri occhi, ma anche in tutti gli altri sensi. Per captare gli stimoli bisogna solo prestare attenzione. Fermatevi, respirate, ascoltate fuori e dentro di voi. Tutto sta nella vostra reazione agli stimoli esterni. E per dargli una mano, fatevi una risata.

Che dire se non che non vedo l’ora di abbracciare tutto quello che deve ancora venire?

percorsi possibili

 

quando ti trovi a metà strada e ancora non sai dove andrai a finire, quando guardi intorno a te per cercare di capire, è lì che la strada appare. si fa luce, i contorni sono più nitidi e la tua ombra comincia ad apparire per terra.

poi, d’un tratto, altrettanto prepotentemente, un’altra completamente diversa appare per un istante velocissimo ma molto molto più intenso di tutti quelli vissuti precedentemente. e annebbia la prima opzione, come se non fosse mai esistita.

al mio secondo viaggio a san francisco, tra startup life e realtà aumentata, mi chiedo se sia troppo tardi per non smettere di credere nelle favole.

se lo puoi immaginare allora può esistere.

meta

comincio col dirvi che non arriverò mai. non arriveremo mai, né io né voi. non c’è una meta, non c’è un punto di arrivo (e penso già che mi ricrederò anche su questo).

per ora penso che non ci sia.

Time goes by, Words remain

originally published on Lifestyle Entrepreneur, 
for which I was correspondent from Dublin

Launch Pad Event @NDRC

for Lifestyle Entrepreneur – May 13th, 2011

Le 9 startup del progetto di incubazione sono ora in competizione per la resa dei conti.
Tutto il secondo piano di NDRC era stato allestito per l’occasione, già da diversi giorni. Avevamo visto quella sala piena di scrivanie e postazioni lavorative negli scorsi mesi, ci avevamo bevuto caffè infiniti e fatto mille progetti. Ho cambiato la mia visione del mondo in quella stanza, per poi vederla svuotata dei suoi elementi, stravolta e riempita di formalità. Aveva acquistato un altro fascino. Era l’atto finale.

Life is noise

for Lifestyle Entrepreneur – April 4th, 2011

Qualche giorno fa un amico mi ha detto: “Sono obbligato dalla società e dal codice lavorativo italiani a non poter essere realmente chi sono“. In Italia è consuetudine che un ruolo ti venga assegnato dal posto in cui vivi, dalle tue condizioni economiche e sociali, dalla famiglia da cui provieni. Andare a vivere a Dublino significa trovarsi fra le mani la libertà di essere chi vuoi.
“Io ci credo ancora, ci credo nell’Irlanda”, mi ha detto un altro amico qui a Dublino. La motivazione che muove le persone a venire qui sono i sogni, perché pare che ci siano più chance per realizzarli; è il lavoro, perché le aziende sono disposte a riconoscere il valore dei propri dipendenti; sono i singoli individui, la cui sintesi è un concentrato di giovani menti illuminate e con tanta voglia di fare.
Da qualche parte ho letto che Dublino fa bene ai giovani, specialmente per il forte odore di appartenenza europea che si respira fra le sue strade. E poi è davvero bello vivere in una città che butta benzina sul fuoco che hai dentro ed in cui è il filo dei tuoi desideri e delle tue azioni a guidare la tua vita.
Bisognerebbe riuscire a ricreare tutto questo nella propria quotidianità, all’estero come in Italia, e liberarsi dagli schemi che limitano il pensiero e la spontaneità, e godere di ogni istante. Ci sono persone che aiutano molto in questo, perché in grado di stimolare quel leggero rumore che nella vita aiuta a sovrastare altri fastidi. Un rumore piacevole che spesso si traduce in fervore. Poi in spirito. Infine in amicizia.
Se si è abbastanza realisti nella vita si è consapevoli che le persone vanno e vengono con le stagioni e che solo se si ha fortuna alcune di loro rimangono. Intraprendere questo viaggio significa anche affidarsi allo scorrere del tempo e alla sua incoerenza.
Il vento d’Irlanda prima o poi mi riporterà a casa, sicura di aver conquistato qualcosa e che qualcosa sia radicalmente cambiato. Ci sarà sempre in me un vento pronto ad urlare e a soffiare forte.

Elementi viola

for Lifestyle Entrepreneur – March 8th, 2011

Sono stati la prima cosa che ho notato entrando nella realtà lavorativa di Dublino. Elementi viola, elementi di connessione tra aziende, in un contenitore globale di idee, un instancabile motore di progetti e di vita. È sorprendente come il mondo del lavoro sia piacevolmente in grado di intaccare tanti aspetti della quotidianità, anche i più intimi e profondi.
Si vedono graffi viola anche nel cielo, quando il sole sorge in un punto indefinito sul Liffey, colorando d’improvviso tutti i ponti della Capitale. Proprio come un graffio nella quiete di un cielo nordico arriva Lei, da non si sa dove ma si scoprirà presto perché. Lei che ha intrapreso più di un viaggio non per inseguire sogni improbabili, no, perché quelli li aveva già trovati. Ora vuole portarli in giro e farli conoscere al mondo.
Elementi viola, frammenti dell’essenza di una donna. Lei non è Miss America, non promette la pace nel mondo, ma è pronta a donare frammenti del suo genio. Che in fondo qualcosa di buono nel mondo lo potrebbero di certo portare. Cammina veloce tra le strade di Dublino con una valigia piena di stimoli, schiva le macchine, quasi saltella. Respira l’aria profondamente intrisa di idee che le scombina i capelli e i pensieri. Si fa trasportare. Lei non passa inosservata, mille occhi la scrutano, mille menti la bramano. Lei è in grado di cambiare la vita di tutti quei passanti, e lo farà. Li abbraccerà uno ad uno e darà loro i mezzi per intraprendere tanti nuovi cammini.
L’innovazione può assumere tante forme, difficile da definire quanto semplice da accogliere nella propria vita. Prendete un caffè con lei, seguitela, saprà illuminarvi. Intraprendete questo viaggio, anche se non ne conoscete la meta. Fidatevi dell’intuito, abbracciate nuove idee, lasciatevi guidare. Il mondo non sta fermo, evolve. Giovani innovatori, futuro di se stessi e dell’umanità: questa è la giovane Italia. E poi beh, poi c’è Lei.
Elementi viola, scintille di innovazione.

17 Marzo 2015

Quattro anni fa ero bloccata dietro ad una transenna, amici introno e macchina fotografica al collo per immortalare visi tricolore e stranezze del primo Saint Patrick Day della mia vita.
L’anno dopo ero in linea d’aria nello stesso punto, ma in Cow’s Lane anziché su Dame Street, e a 5 piani sopra il livello del mare. A stendere panni di fronte a chi si era arrampicato su un tetto pur di vedere la parata.
L’anno successivo ero in Italia, non ricordo a fare cosa.
Quello dopo, ovvero l’anno scorso, a Parigi.
Quest’anno sono su un treno per Torino, con due vaccini in corpo e la consapevolezza che questo viaggio facesse parte dei piani, della destinazione.
Non c’è un capo o l’altro di questo treno che definirei come meta finale, è il treno stesso il posto dove volevo arrivare.

burnout → blackout

 

ho un alone di sabbia che vortica intorno al mio corpo. è come se alcune cellule epiteliali si fossero staccate e avessero arbitrariamente ridefinito la loro posizione a qualche frazione di centimetro dal mio corpo. ondeggiano calme, mi seguono e non interferiscono con niente io faccia né si rendono visibili agli altri.
ma stanno lì, mi accarezzano la pelle, mi fanno sentire che ci sono, che sono sveglie.

poi, a volte, succedono cose che muovono l’energia mia e dell’universo, e loro lo sentono. cominciano allora a ondeggiare a ritmo più sostenuto, a vibrare, e si illuminano di un bagliore che prima non avevano. ogni granello si scontra ripetutamente e delicatamente con lo strato più esterno della mia pelle, andando a stimolare le estremità del mio sistema nervoso.
sento un solletico nella mente, le vedo gioire: nasce un sorriso.

in quell’istante quel sorriso è capace di spegnere tutta la tensione negativa che avevo — quella che, costantemente generata dal pensiero umano, faceva di tanto in tanto vibrare le cellule in modo convulso.

un sorriso è il blackout dello stress.
e io preferisco stare a lume di candela piuttosto che illuminare a giorno e rischiare un sovraccarico.

chissenefrega

 

ma quando uno si perde secondo voi c’è modo che ritrovi la strada?
no perché a me capita di perdermi, e di allontanarmi per ritrovarmi, e talvolta scopro che l’andare in posti remoti e minuscoli non aiuta per niente a ridimensionare le cose, a renderle più piccole e semplici. quando decido di andare in posti lontani e di disconnettermi, in realtà le mie carte si rimescolano ancora una volta, vigorosamente, perché mi rendo conto di quanto il mondo sia vasto e di quante vite possibili esistano.

quindi realizzo anche che il mio problema X che è soltanto uno fra i problemi della mia vita N, che a sua volta è una delle 7 miliardi di vite sul pianeta, in fondo ce la dovrà pure avere una soluzione.
e se non ce la dovesse avere, francamente, chissenefrega.