mamma, c`est paris

 

sai mamma, Parigi è una città grigia.
un’esagerazione di case, uffici, persone, negozi, gallerie d’arte, bar e ristoranti compressi in pochi chilometri quadrati di suolo, a volerti dare l’illusione che ci sia tanto. guarda, forse è vero, ma il quotidiano in questa città ti porta a metterci così tanto tempo a tornare a casa la sera che il tuo unico desiderio rimane quello di sdraiarti sul divano (non abbastanza lungo per distendere le gambe), riposarti, e passare del tempo con le persone che ami.
che, ça va sans dire, non sono tutte lì.

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l’Italia la si lascia non per mancanza di coraggio, come tutti si ostinano a dire di recente, ma per abbondanza di ambizioni. uno crede di sapere quello che vuole dalla vita, ma alla fine quello che ti muove è uno spirito di curiosità più che altro. e dopo 4 anni sei ancora lì a vagare alla ricerca di non si sa bene cosa e di un posto da poter chiamare casa.

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quindi, mamma, vieni in questa città grigia che sorprendentemente si colora di sera. ti porterò a Place Vendome, a ridere di vetrine troppo belle quanto costose per le nostre tasche. schiveremo il traffico, ma anche la metro, perché quella sottoterra è l’altra Parigi che se possibile vorrei non conoscessi – almeno non subito. la gente soffre in quella Parigi, la gente è povera e ricchissima allo stesso tempo, il che spesso vuol dire che smette di essere umana e diventa individualista. le persone diventano tanti piccoli ratti che corrono sottoterra, spesso senza sapere bene dove stiano andando né chi stia loro attorno.

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ma io ti porterò a Place Vendome, ci arriveremo scendendo la collina di Montmartre e ci lasceremo il Sacre Coeur alle spalle, passeremo di fianco a boutique e negozietti chiusi per la crisi, ma tireremo dritto. arriveremo alle Galeries Lafayettes, e tireremo dritto perché il cinese ancora non lo capiamo. passeremo all’ombra del Theatre de l’Operà e sbucheremo su Place Vendome – che in realtà non ci interessa, ma ci collegherà a Place de la Madeleine dove ti comprerò qualche macaroon e un sacchetto di foglie di thé del Tibet.

ci sederemo su questa panchina, su Pont des Artes, e se vuoi attaccheremo un lucchetto in segno del nostro amore. che poi a me non piace rovinare le città, ce lo teniamo per noi il lucchetto ok?

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dimmi dove vuoi andare, e io ti ci porterò.
qualsiasi mezzo, qualsiasi periodo dell’anno. la vita non è abbastanza lunga per prendersi il tempo di pensarci due volte.

andiamo!

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Un pensiero su “mamma, c`est paris

  1. Piango, nonostante qualcosa che me lo vuole impedire. Penso a te sempre, lontana già da troppo tempo, ammiro la tua forza e il tuo coraggio. Ed anche il mio, nel lasciarti andare. Ma non troppo…sei sempre nel mio cuore. Verrò amore mio, e quando saremo su quella panchina faremo nuovi progetti, come abbiamo sempre fatto. Ti amo con tutto il cuore.

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