burnout → blackout

 

ho un alone di sabbia che vortica intorno al mio corpo. è come se alcune cellule epiteliali si fossero staccate e avessero arbitrariamente ridefinito la loro posizione a qualche frazione di centimetro dal mio corpo. ondeggiano calme, mi seguono e non interferiscono con niente io faccia né si rendono visibili agli altri.
ma stanno lì, mi accarezzano la pelle, mi fanno sentire che ci sono, che sono sveglie.

poi, a volte, succedono cose che muovono l’energia mia e dell’universo, e loro lo sentono. cominciano allora a ondeggiare a ritmo più sostenuto, a vibrare, e si illuminano di un bagliore che prima non avevano. ogni granello si scontra ripetutamente e delicatamente con lo strato più esterno della mia pelle, andando a stimolare le estremità del mio sistema nervoso.
sento un solletico nella mente, le vedo gioire: nasce un sorriso.

in quell’istante quel sorriso è capace di spegnere tutta la tensione negativa che avevo — quella che, costantemente generata dal pensiero umano, faceva di tanto in tanto vibrare le cellule in modo convulso.

un sorriso è il blackout dello stress.
e io preferisco stare a lume di candela piuttosto che illuminare a giorno e rischiare un sovraccarico.

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